
Una radiografia industriale non è una fotografia: è una mappa di attenuazione che va letta con metodo. Lo stesso segno scuro può essere una porosità innocua, una scoria al limite dell'accettabilità o l'inizio di una cricca che condanna il giunto. E prima ancora dell'interpretazione c'è la tecnica: una lastra esposta con la geometria sbagliata o con l'IQI mal posizionato non dimostra nulla, per quanto "bella" appaia. In questo articolo affrontiamo il controllo radiografico dal lato applicativo, attraverso tre casi: le saldature testa-testa di tubazioni, le fusioni in sabbia e in pressofusione, e l'impostazione della tecnica di esposizione. Per il confronto tra le tecnologie (film, CR, DR) rimandiamo alla guida dedicata radiografia industriale: CR vs DR: qui parliamo di come si usa la radiografia, non di quale sistema comprare.
La cornice normativa: chi decide cosa è accettabile
Nel controllo delle saldature la filiera normativa europea è a tre livelli, ed è bene averla chiara prima di guardare qualunque immagine. ISO 17636 (parte 1 per il film, parte 2 per CR e DR) definisce come eseguire la radiografia: geometrie di esposizione, classi di tecnica A (base) e B (migliorata), distanze minime, IQI richiesti. ISO 5817 definisce i livelli di qualità delle imperfezioni del giunto saldato: B il più severo, C intermedio, D il meno severo. ISO 10675-1 fa da ponte: traduce i livelli di qualità in criteri di accettabilità per le indicazioni radiografiche, con i livelli di accettabilità 1, 2 e 3 che corrispondono in linea generale a B, C e D. Per le fusioni la logica è diversa e la vediamo nel Caso B: si lavora per confronto con radiografie di riferimento (ASTM E155, E505) secondo la pratica generale ASTM E94. La sensibilità del controllo, in entrambi i mondi, si dimostra con gli indicatori di qualità d'immagine (IQI) della serie ISO 19232.
Caso A — Saldature testa-testa di tubazioni: tecnica ed esposizione
Scenario tipico: giunti circonferenziali su piping di centrale o su linea di trasporto, diametri da 25 a 400 mm, spessori da 3 a 20 mm, processo TIG/elettrodo o filo. La prima decisione è la geometria di esposizione, che ISO 17636 codifica in poche famiglie:
- Parete singola, immagine singola (SWSI) con sorgente interna panoramica: la sorgente è al centro del tubo, il rivelatore avvolge la circonferenza all'esterno: un'unica esposizione copre l'intero giunto. È la tecnica più produttiva sui diametri che ammettono l'accesso interno (con crawler sulle condotte) e la migliore geometricamente, perché il fascio attraversa una sola parete perpendicolarmente.
- SWSI con rivelatore interno: sorgente esterna e film/detector dentro il tubo, a settori: si usa quando la sorgente non può stare al centro ma l'accesso interno per il rivelatore esiste.
- Doppia parete, immagine singola (DWSI): per diametri maggiori (indicativamente sopra i 100 mm) senza accesso interno: la sorgente sta a ridosso della parete, il fascio attraversa due pareti ma si interpreta solo quella lato rivelatore. Servono più esposizioni per coprire la circonferenza: come ordine di grandezza, almeno tre a 120 gradi, e in pratica spesso di più, in funzione di diametro e spessore.
- Doppia parete, doppia immagine (DWDI) ellittica: per i piccoli diametri (indicativamente fino a 100 mm di diametro esterno e spessori sottili): la sorgente è inclinata rispetto all'asse e il cordone si proietta come un'ellisse, con entrambe le pareti interpretabili nella stessa immagine; di norma due esposizioni sfalsate di 90 gradi. Se l'ellisse non si separa (cordone largo rispetto al diametro), si adotta la DWDI sovrapposta con almeno tre esposizioni a 120 gradi.
La seconda decisione è l'IQI: filo (ISO 19232-1) o gradino-foro (ISO 19232-2), posizionato di regola lato sorgente sul materiale base adiacente al cordone; se è fisicamente possibile solo lato rivelatore, va marcato e la tecnica va qualificata di conseguenza. Le tabelle di ISO 17636 fissano il filo essenziale da vedere in funzione dello spessore penetrato e della classe di tecnica: la classe B chiede sensibilità migliore della A, oltre a densità minime più alte e geometrie più strette.
Caso A — I difetti e il loro aspetto radiografico
| Difetto | Aspetto radiografico | Chiave interpretativa |
|---|---|---|
| Porosità | Macchie scure tondeggianti, nette, isolate o a gruppi (cluster, allineamenti) | Forma regolare; la distribuzione (uniforme, allineata alla radice) indica la causa |
| Inclusioni di scoria | Indicazioni scure irregolari, allungate, spesso in linea lungo i lembi tra le passate | Contorni frastagliati; tipiche dei processi a elettrodo rivestito e arco sommerso |
| Mancata fusione | Linea scura sottile spostata verso il lembo, spesso su un lato, leggermente ondulata | Posizione sul fianco del cianfrino; difetto piano, visibile solo se quasi parallelo al fascio |
| Mancata penetrazione | Linea scura continua e rettilinea al centro del cordone, alla radice | Segue l'asse del giunto; bordi netti dei lembi non fusi |
| Cricche | Linee scure sottilissime, frastagliate o ramificate, a volte appena percettibili | Difetto piano: la rilevabilità crolla se il piano non è allineato al fascio |
| Incisioni marginali (undercut) | Banda scura irregolare lungo il bordo esterno del cordone | Correlare con l'esame visivo del profilo esterno |
Sulla lastra (o sull'immagine digitale) l'interprete applica poi il criterio: con livello di accettabilità 2 di ISO 10675-1 (il caso più comune, corrispondente al livello C di ISO 5817) porosità e scorie sono ammesse entro limiti dimensionali e di somma, mentre le cricche non sono mai accettabili, a nessun livello. Il punto debole strutturale della radiografia resta l'orientazione: un difetto piano perpendicolare al fascio può risultare invisibile. È il motivo per cui su spessori elevati e giunti critici la radiografia si affianca o si sostituisce con gli ultrasuoni: il confronto completo è nell'articolo radiografia industriale vs ultrasuoni.
Caso B — Fusioni in sabbia e pressofusioni: la logica dei gradi di severità
Secondo scenario: un corpo valvola in acciaio colato in sabbia e un carter automotive in lega di alluminio pressofuso. I difetti da cercare cambiano, e cambia soprattutto il modo di giudicarli:
- Ritiro (shrinkage): cavità da solidificazione a contorni frastagliati, nelle varianti a cavità concentrata, spugnosa e filamentare/dendritica; si concentra nelle zone massive e nei nodi termici del getto.
- Porosità da gas: indicazioni tondeggianti a bordi netti; nelle pressofusioni è il difetto dominante, legato all'aria intrappolata dal riempimento rapido dello stampo.
- Inclusioni: sabbia o ossidi trascinati nel metallo: appaiono più scure (meno dense) o più chiare (più dense) della matrice a seconda della natura.
- Cold shut (giunzione fredda): linea scura a bordi arrotondati dove due fronti di metallo si sono incontrati senza fondersi; parente stretto del riempimento incompleto (misrun).
A differenza delle saldature, per i getti non esiste un "livello C" universale: la valutazione si fa per confronto con radiografie di riferimento. I cataloghi ASTM E155 (getti in sabbia e conchiglia di alluminio e magnesio) e ASTM E505 (pressofusioni di alluminio e magnesio) mostrano ogni famiglia di difetti a gradi di severità crescenti; per i getti in acciaio esistono cataloghi analoghi della stessa famiglia ASTM. Il disegno o la specifica di fornitura indica il grado massimo accettabile — spesso differenziato per zona: severo sulle superfici lavorate e sulle zone in pressione, più permissivo nel materiale massivo. La pratica ASTM E94 fa da guida generale alla qualità radiografica. Quando la geometria del getto rende ambigua la proiezione 2D, o quando serve quantificare la porosità in volume, il passo successivo è la tomografia: ne parliamo nella guida alla tomografia industriale CT.
Caso C — Impostare la tecnica: kV, schermi, densità e IQI
Terzo caso, trasversale ai primi due: la tecnica di esposizione. I punti che decidono la qualità dell'immagine sono pochi e vanno governati insieme:
- Tensione (kV): più kV significa più penetrazione ma meno contrasto. La regola pratica è usare il kV più basso compatibile con lo spessore penetrato e con tempi di esposizione ragionevoli; ISO 17636 pubblica le curve di tensione massima ammessa in funzione di spessore e materiale. A parità di spessore, l'alluminio richiede tensioni molto più basse dell'acciaio.
- Schermi di rinforzo: con il film si usano schermi di piombo sottili a contatto, che rinforzano l'immagine e filtrano la radiazione diffusa; la retrodiffusione si controlla con schermatura posteriore e si verifica con la classica lettera "B" di piombo sul retro cassetta.
- Densità (film): l'annerimento nella zona di interesse deve essere almeno 2,0 in classe A e 2,3 in classe B, con limite superiore legato al visore: fuori da questo intervallo il contrasto percepito crolla e il referto non è valido.
- SNR e valori di grigio (digitale): in CR/DR il criterio di densità è sostituito da requisiti di rapporto segnale-rumore normalizzato e dall'uso corretto della dinamica del detector, con calibrazione e correzione dei pixel difettosi; la risoluzione spaziale di base si verifica con l'IQI a doppio filo (ISO 19232-5). I criteri di scelta del pannello sono nell'articolo come scegliere il detector DR per saldature.
- Geometria: distanza sorgente-oggetto e dimensione della macchia focale determinano la penombra geometrica, cioè la nitidezza: è un capitolo a sé, che trattiamo con formule e casi numerici nell'articolo tubo radiogeno in pratica: macchia focale e parametri.
Errori comuni che invalidano il referto
- IQI posizionato lato rivelatore senza marcatura né qualifica della tecnica: la sensibilità dichiarata non è dimostrata.
- Densità fuori intervallo nella zona di interesse, o gradiente eccessivo tra centro e bordi del cordone.
- Tecnica ellittica forzata su diametri o cordoni troppo grandi: le due pareti si sovrappongono e l'interpretazione diventa arbitraria.
- kV troppo alti "per fare prima": il contrasto si appiattisce e le porosità fini spariscono.
- Numero di esposizioni insufficiente sulla circonferenza: restano settori con spessore penetrato eccessivo e sensibilità fuori specifica.
- Ricerca di cricche con orientazione del fascio sfavorevole: l'assenza di indicazioni non dimostra l'assenza del difetto.
Dalla lastra alla decisione: il passo successivo
Impostare bene un controllo radiografico significa mettere insieme norma applicabile, geometria del pezzo, sorgente, rivelatore e criteri di accettabilità: ed è un lavoro che si fa meglio partendo dai tuoi giunti e dai tuoi getti reali. PITECH supporta le aziende italiane nella scelta e nella fornitura di sistemi per la radiografia industriale — generatori, detector DR, sistemi CR e accessori — con valutazioni applicative sui campioni del cliente: puoi descrivere il tuo caso dalla pagina contatti, via modulo, WhatsApp o email.
Domande frequenti sulla radiografia di saldature e fusioni
Quale tecnica radiografica si usa per le tubazioni di piccolo diametro?
Per i piccoli diametri (indicativamente fino a 100 mm di diametro esterno e spessori sottili) la tecnica di riferimento è la doppia parete doppia immagine (DWDI) in proiezione ellittica: sorgente inclinata rispetto all'asse, cordone proiettato come un'ellisse, di norma due esposizioni sfalsate di 90 gradi. Se l'ellittica non è praticabile (cordone largo, geometria sfavorevole) si passa alla DWDI sovrapposta con almeno tre esposizioni a 120 gradi, come previsto da ISO 17636.
Come si distinguono in radiografia mancata fusione e mancata penetrazione?
La mancata penetrazione appare come una linea scura continua e rettilinea al centro del cordone, in corrispondenza della radice non fusa; la mancata fusione appare come una linea scura sottile spostata verso il lembo di preparazione, spesso su un solo lato e leggermente ondulata. La posizione rispetto all'asse del cordone e la conoscenza del giunto (cianfrino, processo di saldatura) sono le chiavi dell'interpretazione.
Che rapporto c'è tra ISO 10675-1 e ISO 5817?
ISO 5817 definisce i livelli di qualità delle imperfezioni nelle saldature (B il più severo, C, D il meno severo) sul piano metallurgico-dimensionale. ISO 10675-1 traduce quei livelli in criteri di accettabilità applicabili alle indicazioni radiografiche: i livelli di accettabilità 1, 2 e 3 corrispondono in linea generale ai livelli di qualità B, C e D. Il progetto o il codice di costruzione fissa il livello richiesto; l'interprete lo applica alla lastra o all'immagine digitale.
Le radiografie delle fusioni si valutano come quelle delle saldature?
No: per le fusioni si usa di norma il confronto con radiografie di riferimento. Cataloghi come ASTM E155 (getti in sabbia e conchiglia di alluminio e magnesio) e ASTM E505 (pressofusioni di alluminio e magnesio) mostrano ogni famiglia di difetti a gradi di severità crescenti; il disegno o la specifica indica il grado massimo accettabile, spesso diverso da zona a zona del getto. È una logica di classificazione, non un semplice accetta/rifiuta dimensionale.
Quando conviene passare dal film alla radiografia digitale CR o DR?
Quando i volumi di controllo crescono, quando servono tempi di ciclo brevi, tracciabilità digitale delle immagini o analisi assistita, e quando i costi ricorrenti di film e chimica pesano. La CR riusa gran parte del flusso di lavoro film con piastre ai fosfori; la DR con detector a pannello piatto elimina lo sviluppo e abilita l'ispezione quasi in tempo reale. ISO 17636-2 disciplina le tecniche digitali con requisiti di SNR e risoluzione spaziale equivalenti alle classi film.