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Analisi materiali XRF/PMI

PMI nell'oil & gas: verificare i materiali di tubazioni, valvole e saldature con l'XRF portatile

Su una linea in pressione due spezzoni di tubo possono sembrare lo stesso pezzo e comportarsi in modo opposto sotto temperatura e idrogeno. La differenza sta in pochi punti percentuali di lega, e l'XRF portatile serve a leggerla prima che lo faccia la corrosione. Fin dove arriva quella lettura, cosa le sfugge e come si imposta un programma PMI serio su spool, valvole e saldature: i criteri, i numeri e le norme.

Verifica PMI con analizzatore XRF portatile su tubazioni, valvole e saldature di un impianto in pressione nell'oil & gas

Su una linea in pressione due spezzoni di tubo possono sembrare lo stesso pezzo: stesso diametro, stessa finitura, la stessa punzonatura sul fianco. Poi l'impianto sale in temperatura e comincia a lavorare sotto idrogeno, e uno dei due perde spessore o si smaglia dall'interno mentre l'altro regge. A occhio la differenza non c'era: stava nella lega, in un paio di punti percentuali di cromo o molibdeno che nessuno aveva verificato al montaggio. La fluorescenza a raggi X legge proprio quella differenza, e la legge in pochi secondi appoggiando la sonda sul metallo nudo. In un impianto in pressione il punto vero è capire dove si ferma quella lettura: lo strumento identifica la lega, ma identificare la lega non è ancora qualificarla per il servizio, perché i due elementi che decidono se un componente sopravvive al caldo e all'idrogeno, il carbonio e il silicio, vivono al limite o sotto il limite dei raggi X.

Due spezzoni gemelli, due destini diversi

Uno scambio di materiale su un impianto di processo non produce un pezzo difettoso visibile: produce un componente che funziona benissimo il primo giorno e cede dopo mesi o anni, nel punto e nel modo peggiore. L'acciaio al carbonio montato al posto di un basso-legato cromo-molibdeno in un circuito a idrogeno caldo va incontro all'attacco da idrogeno ad alta temperatura, l'HTHA, che decarbura e fessura il materiale dall'interno: le curve di Nelson raccolte in API RP 941 esistono per tenere ciascun acciaio entro i propri limiti di temperatura e pressione parziale di idrogeno, e sono quei limiti che uno scambio di lega fa saltare senza preavviso. In servizio sulfidico ad alta temperatura, tipico delle unità di distillazione e idrotrattamento, è il tenore di cromo a governare la velocità di corrosione, tanto che un componente con meno lega del previsto si assottiglia più in fretta di tutti gli altri. API RP 571, che cataloga i meccanismi di danno degli impianti di raffineria, descrive questi fenomeni uno per uno, e quasi tutti hanno in comune lo stesso innesco silenzioso: un materiale che non è quello che l'isometrico dice di avere.

Il disallineamento tra la carta e il ferro nel terreno non è un'ipotesi di scuola. Un impianto vive decenni di riparazioni, sostituzioni d'emergenza, spezzoni presi dal magazzino sotto turno, fornitori che cambiano: a ogni intervento un grade può entrare al posto di un altro senza che nessuno se ne accorga, perché due tubi di lega diversa sono indistinguibili finché non si misurano. È la ragione per cui la verifica positiva del materiale, il PMI, è nata come controllo sistematico e non come campionamento occasionale.

Quello che lo spettro dice in tre secondi

L'XRF portatile eccita gli atomi del metallo con un fascio di raggi X e legge la radiazione di fluorescenza che ciascun elemento restituisce a un'energia caratteristica: da quello spettro ricava la percentuale di cromo, molibdeno, nichel, manganese e degli altri elementi di lega. È l'impronta che distingue un grade dall'altro, e su queste famiglie di acciai la distinzione è netta. Gli acciai basso-legati per alta temperatura si separano sul cromo, che cambia di punti interi da un grade al successivo, un divario enorme rispetto all'incertezza della misura:

Grade (ASTM A335)Cromo nominaleMolibdeno nominaleLettura XRF
P11~1,25%~0,5%Separazione immediata sul Cr
P22~2,25%~1,0%Separazione immediata sul Cr
P5~5%~0,5%Separazione immediata sul Cr
P9~9%~1,0%Separazione immediata sul Cr

Lo stesso vale per gli acciai inossidabili austenitici, dove la discriminante tra i due grade più diffusi è il molibdeno: il 316 ne contiene circa il 2-3%, il 304 praticamente non ne ha. Il molibdeno è un elemento di peso atomico medio, con un segnale forte e inequivocabile, perciò distinguere un 304 da un 316 è un compito da manuale per l'XRF, che lo chiude con un margine larghissimo. Il nichel conferma a sua volta se si è davanti a un austenitico, a un ferritico o a un duplex, e insieme agli altri elementi di lega completa l'impronta. Su tutto questo terreno, cioè sulla grande maggioranza delle verifiche di un impianto in pressione, gli analizzatori XRF portatili sono lo strumento di lavoro che consente il controllo del 100% dei componenti a ritmo di cantiere.

Quello che vive sotto la soglia dei raggi X

Il limite comincia dove finisce la fisica dello strumento. Il carbonio ha numero atomico 6: la sua fluorescenza è a un'energia così bassa che un XRF, semplicemente, non la vede. Due inox che differiscono solo per il carbonio appaiono quindi identici, stesso cromo, stesso nichel, stesso molibdeno, ed è esattamente il caso del 316 rispetto al 316L, dove la lettera L indica un carbonio più basso (indicativamente sotto lo 0,03% contro un massimo intorno allo 0,08%). Nelle apparecchiature saldate il grade a basso carbonio si specifica proprio per evitare la sensibilizzazione e la corrosione intergranulare in zona termicamente alterata: scambiare un grade standard per il suo grade L è un rischio reale, e l'XRF da solo non lo chiude. Quella conferma richiede un metodo che veda il carbonio, cioè la LIBS o l'analisi di laboratorio per combustione; il confronto tra le due tecniche sul carbonio è nella guida dedicata a LIBS e XRF per la misura del carbonio.

Più subdolo è il silicio. Ha numero atomico 14, sta al confine della capacità di un XRF portatile in aria, dove il suo segnale è debole e la lettura scivola vicino al limite di rilevabilità. Eppure è il silicio a rallentare la corrosione sulfidica dell'acciaio al carbonio ad alta temperatura, e quando scende sotto una certa soglia la velocità di corrosione sale. L'incendio della raffineria Chevron di Richmond del 2012 è la dimostrazione più nota: un tratto di tubazione in acciaio al carbonio con silicio molto basso si era assottigliato per sulfidazione assai più rapidamente dei componenti accanto, fino alla rottura e al rilascio di idrocarburo incendiato. Il rapporto finale del CSB ha attribuito la causa proprio al basso tenore di silicio e ha raccomandato l'ispezione del 100% dei componenti, perché quel tenore varia da un pezzo all'altro anche all'interno dello stesso grade nominale. Per uno screening sul silicio, dunque, l'XRF lavora al proprio limite e conviene affiancarlo a una tecnica ottica più affidabile sugli elementi leggeri. Carbonio e silicio sono l'altra faccia della stessa medaglia: gli elementi che decidono la durata del componente e che l'impronta a raggi X non riesce a fissare da sola.

PMI al 100%: lo spool, la valvola e soprattutto la saldatura

La lezione di Richmond si traduce in un principio operativo semplice: si misura ogni componente, non un campione. Il componente meno verificato di una linea fissa il livello di rischio dell'intera linea, e la composizione varia abbastanza da rendere il campionamento una scommessa. In pratica ricevono una lettura il metallo base di ogni spezzone, il corpo di ogni valvola, flange, raccordi, curve e, dove il servizio lo richiede, anche la bulloneria, perché un prigioniero in lega sbagliata in un collegamento critico è un punto debole come un tubo.

Il punto che più spesso sfugge è la saldatura. Il metallo d'apporto può essere una lega diversa da quella dei pezzi che unisce: una giunzione cromo-molibdeno eseguita con il consumabile sbagliato, o un cordone austenitico sotto-legato, è un difetto di materiale che vive solo nel deposito di saldatura e che una lettura sul tubo non intercetta mai. Per questo il cordone si misura a parte, sul deposito, dopo aver portato la superficie a metallo nudo. Questo vale per ogni lettura, del resto: l'XRF interroga i primi micron, quindi una misura presa su vernice, ossido o calamina è una misura sul materiale sbagliato. Pulire fino al metallo, curare le geometrie difficili come i giunti d'angolo e i piccoli diametri, e legare ogni lettura all'identificativo del componente sull'isometrico, con grade, indice di corrispondenza e fotografia: quel registro è il prodotto del PMI, non un accessorio. La disciplina con cui i dati vengono marcati e tracciati è il tema della guida sulla tracciabilità dei materiali metallici.

Quando la verifica diventa un programma

Misurare bene un singolo componente è un gesto tecnico; verificare un impianto è un programma, ed è qui che entra API RP 578, il riferimento per la verifica dei materiali su asset nuovi ed esistenti. La norma non dice soltanto come misurare: definisce quando verificare, con quale estensione e come documentare, e copre esplicitamente anche gli impianti già in esercizio, non solo le costruzioni nuove. L'estensione del controllo si gradua sulla conseguenza del difetto: per i servizi dove uno scambio di lega significa HTHA, corrosione sulfidica o frattura, la conseguenza spinge verso il 100%; altrove un approccio per campionamento basato sul rischio può bastare. Il metodo di identificazione e sorting delle leghe è descritto in ASTM E1476, mentre i requisiti di grade da rispettare nascono a monte, nel codice di progetto della tubazione come ASME B31.3 per il process piping: il PMI verifica che quanto è stato installato corrisponda a quei requisiti.

Un singolo componente verificato è una rottura evitata in un punto. Una linea verificata al 100% è un circuito che non nasconde più il suo anello debole. Un programma PMI esteso all'impianto, infine, è la differenza tra una fermata programmata e una fermata non programmata, con la coda di fermo produzione, indagini e, nei casi peggiori, rilascio di prodotto che un incendio come quello di Richmond rende fin troppo concreta.

Come si imposta una valutazione con PITECH

PITECH affianca chi gestisce impianti in pressione nell'impostare il PMI su tubazioni, valvole e saldature, all'interno delle soluzioni di analisi dei materiali con XRF e PMI. La valutazione parte da una prova sui componenti reali del cliente, gli spezzoni, le valvole, i cordoni e le superfici che lo strumento incontrerà davvero, per scegliere la configurazione giusta per le famiglie di lega in gioco e per dire con chiarezza quando il carbonio o il silicio impongono di affiancare una tecnica ottica. Da lì si definiscono il flusso di lavoro e la tracciabilità delle letture, il supporto agli adempimenti di radioprotezione previsti in Italia dal D.Lgs. 101/2020 e la formazione degli operatori. Dove il controllo dei materiali si intreccia con il controllo dello spessore residuo, l'approfondimento sul corrosion mapping a ultrasuoni mostra come le due verifiche si completano su tubazioni e scambiatori. Per avviare la valutazione basta descrivere l'impianto e i servizi dalla pagina contatti.

Domande frequenti sul PMI nell'oil & gas

L'XRF portatile misura il carbonio per distinguere 316 da 316L?

No. Il carbonio è un elemento troppo leggero (numero atomico 6) perché la fluorescenza a raggi X lo rilevi: un 316 e un 316L appaiono identici all'XRF, con lo stesso cromo, nichel e molibdeno. L'XRF distingue bene il 304 dal 316 grazie al molibdeno, ma per separare un grade standard dal suo grade a basso carbonio (L) serve la spettrometria a emissione ottica, la LIBS o l'analisi di laboratorio per combustione. È un limite noto della tecnica, non un difetto dello strumento: va gestito nel programma, non ignorato.

Come distingue l'XRF gli acciai legati P5, P9, P11 e P22?

Misurando cromo e molibdeno, che variano di punti percentuali interi tra un grade e l'altro. Secondo ASTM A335, il P11 ha nominalmente circa 1,25% di cromo e 0,5% di molibdeno, il P22 circa 2,25% di cromo e 1% di molibdeno, il P5 circa 5% di cromo e 0,5% di molibdeno, il P9 circa 9% di cromo e 1% di molibdeno. Differenze così ampie sono un compito banale per un XRF: la lettura del tenore di cromo separa i grade in pochi secondi, con un margine ben oltre l'incertezza dello strumento.

Perché fare PMI al 100% e non a campione su un impianto in pressione?

Perché un solo componente sbagliato basta a innescare corrosione accelerata, attacco da idrogeno ad alta temperatura (HTHA) o rottura, e il componente meno verificato fissa il livello di rischio dell'intera linea. La composizione varia anche all'interno dello stesso grade: nell'incendio della raffineria Chevron di Richmond del 2012 un tratto di acciaio al carbonio con silicio molto basso si è corroso per sulfidazione molto più in fretta dei componenti adiacenti, e il CSB ha raccomandato l'ispezione del 100% dei componenti proprio perché il tenore varia pezzo per pezzo.

L'XRF rileva il silicio per lo screening della corrosione da sulfidazione?

Solo al limite. Il silicio è un elemento leggero (numero atomico 14) il cui segnale in aria è debole e vicino al limite di rilevabilità di un XRF portatile: lo strumento può segnalarlo, ma quando la soglia di silicio che inibisce la sulfidazione è il criterio decisivo conviene affiancare la spettrometria a emissione ottica o la LIBS, più affidabili sugli elementi leggeri. È l'altra faccia del limite sul carbonio: due elementi che decidono la durata del componente e che vivono al confine della tecnica a raggi X.

Quali norme regolano un programma di verifica dei materiali PMI?

Il riferimento principale è API RP 578, che definisce il programma di verifica dei materiali per impianti nuovi ed esistenti: quando verificare, con quale estensione e come documentare. Il metodo di identificazione e sorting delle leghe è descritto in ASTM E1476. I meccanismi di danno che rendono critico lo scambio di materiale sono catalogati in API RP 571, mentre gli acciai idonei al servizio con idrogeno ad alta temperatura e i relativi limiti (curve di Nelson) sono in API RP 941. I requisiti di grade dei materiali nascono dal codice di progetto della tubazione, ad esempio ASME B31.3 per il process piping.

Fonti e riferimenti

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